Officine contemporanee

Cinque grandi produzioni, dieci cantieri-laboratorio, sei rassegne e sette esposizioni, sono le officine di Parma 2020. Una proposta che rispetta l’articolata vocazione del sistema territoriale che ha risposto alla chiamata proponendo linee di ricerca e lavoro messe in campo con la volontà di dar vita ad una grande riflessione sul contemporaneo, inteso non soltanto come qualcosa “che è o vive nel medesimo tempo”, ma come luogo che “tiene insieme i tempi”, non foss’altro perché è l’unico che ci è dato vivere ed esperire.

Il contemporaneo deve saper trattenere il passato, mantenendolo vivo come tradizione e comprensione; deve saper interpretare il presente, ma – e qui sta la sfida più grande – orientarlo verso ciò che ancora non si vede, verso il tempo che ancora non è tempo: il futuro. Contemporaneo è chi si preoccupa di conservare e tramandare il passato nel suo tempo e chi scommette sul futuro, chi produce per lasciare un segno, una traccia, per marcare una via. Contemporaneo è anche l’intempestivo, come diceva Roland Barthes, chi arriva troppo presto, chi sembra parlare a sproposito e invece sta osservando qualcosa che deve ancora avvenire. In questo senso, la società e la politica di questi anni hanno bisogno di reinterrogare il concetto di contemporaneo per capire come “tenere insieme” i tempi di una storia che si fa sempre più multiculturale e globale e i tempi di vita di gruppi e categorie sociali che sviluppano temporalità tra loro diversissime. La cultura è il luogo in cui questa riflessione, che è immediatamente dialogo e convivenza, si realizza e le Officine che proponiamo per Parma 2020 sviluppano questo sfaccettato tema.