Manifesto

Il Manifesto rappresenta la visione che guida e connette tutte le attività di Parma 2020, rappresenta la città e il suo divenire e pone le basi per una riflessione sul contemporaneo e sul futuro.

Mala tempora, laboriosa tempora, hoc dicunt homines. Bene vivamus, et bona sunt tempora.
Nos sumus tempora.

Sono tempi cattivi dicono gli uomini. Viviamo bene ed i tempi saranno buoni.
Noi siamo i tempi. 

Dialoghi - Sant’Agostino

Parma, come tutte le città, è un organismo vivente, che respira e si sviluppa lungo regimi di temporalità diversi. I diversi luoghi della città ce lo dimostrano ogni giorno e trasmettono in modo del tutto naturale questi diversi tempi a cittadini di ogni età e di ogni cultura: è quello che gli anglosassoni chiamerebbero “passive environmental exposure” e che innerva le nostre vite, dà loro profondità storica e sociale, senza che se ne abbia una piena e completa consapevolezza.

Esistono tante “Parma” ed ognuna di esse ha un posto preciso nel codice genetico di chi abita la città, ognuna di esse ha qualcosa da dire a chi viene da fuori, a chi studia in città, a chi vi trasferisce la sua vita, a chi la visita per un periodo più o meno lungo. La città romana e quella medievale, la Parma rinascimentale e quella barocca, la borbonica e l’illuminista, la rivoluzionaria e l’asburgica, la Parma contadina e la Parma imprenditrice, quella verdiana –dei sentimenti forti e nazionali del melodramma – e la Parma delle barricate, quella profonda delle tradizioni popolari, la Parma dell’Oltretorrente, e la Parma innovativa e tecnologica: tutte queste sono, insieme e contemporaneamente, la città nella quale viviamo. Uscendo per strada e camminando per qualche minuto, senza accorgercene attraversiamo tutti questi diversi tempi, penetrando un palinsesto di sentimenti e di visioni del mondo che prorompe silenziosamente da ogni strato temporale.

A marcare e connotare le diverse temporalità di una città contribuiscono, in ugual misura, le esperienze dei gruppi sociali che vi abitano e che ne scandiscono, per altro verso, il fluire, battendo un altro tipo di tempo: un tempo iperconnesso o pre-digitale, del lavoro e del riposo, del bambino, del giovane o dell’anziano, o ancora il tempo degli stranieri o dei viaggiatori.

Ad ognuna di queste esperienze corrispondono orizzonti di attesa, che cercano nella città le prospettive per la loro realizzazione e che la città democratica deve intercettare e garantire. I tempi storici e i tempi sociali, naturalmente in rapporto con gli spazi che li caratterizzano, rappresentano il sistema entro cui si gioca e si dibatte oggi l’identità culturale della Parma contemporanea. Una sfida politica, certamente, ma prima di tutto una sfida culturale, l’una e l’altra volte alla costruzione di una Parma sempre più consapevole e accogliente. È proprio sul tema del “tempo”, della sua rigenerazione attraverso la cultura, della capacità di ritmare la vita della città e di abbattere le barriere storiche e sociali attraverso processi di condivisione e di crescita, che abbiamo deciso di costruire la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2020.

“La cultura batte il tempo” significa intendere la cultura nel suo senso più ampio, vivo e produttivo, fattore decisivo nel processo di negoziazione che le diverse dimensioni temporali e sociali reclamano: la cultura scandisce il tempo di vita della città e nel far questo favorisce l’abbattimento degli steccati storici e sociali che rendono complicate le forme di dialogo.

Considerare la cultura come luogo di “inclusione dei tempi” significa chiedere a chi opera in questo campo di tenere insieme la memoria e l’invenzione, l’assodato ed il rimosso e di creare spazi comuni in cui si possa avviare una riflessione sul senso autentico dell’essere comunità in una dimensione multiculturale e moderna. Significa lavorare sui luoghi e nei luoghi, sui gruppi sociali e con i gruppi sociali. Significa attualizzare un pensiero lungo secoli e farlo attraverso percorsi espositivi, museali e laboratoriali, attraverso spettacoli teatrali che recuperino e aggiornino la vocazione “politica” della teatralità, attraverso l’emozione ucronica della musica – che costruisce un altro tipo di “tempo”, un’altra idea di ritmo, decisiva in una città come Parma – attraverso il potere aggregativo e immaginifico del cinema e dei nuovi media, o nella verticalità profonda delle biblioteche, nei luoghi di incontro e di scambio rappresentati dalle librerie, negli spazi collaborativi delle imprese culturali e delle industrie creative, in programmi specifici studiati insieme alle scuole e all’Università.

In questi percorsi si ritrova non solo il senso dell’esperienza estetica nella contemporaneità, ma si ritrova il significato sociale e politico della cultura, oggi sempre meno svincolato dalla sua portata antropologica. La città di Parma si muove decisa lungo questa traiettoria e così il percorso di candidatura di seguito descritto vuole rappresentare l’occasione per identificare risposte adeguate alla necessità di un modello di sviluppo di città socialmente ed ecologicamente sostenibile, dialettica e costruttiva, forte del grande lavoro avviato in concerto dall’Amministrazione pubblica, dal sistema imprenditoriale, dall’Università e sostenuto dalle maggiori istituzioni culturali attive sul territorio e riconosciute a livello internazionale.

Non c’è miglior strategia per la crescita sociale dell’osmosi culturale, che va promossa, ma al contempo, con impegno, ricercata e ascoltata nelle pieghe della città.